La “Festa dea Poenta Bianca” (San Donà di Piave)

 

di Aidi Pasian e Pierluigi Cibin

Nonostante le limitazioni che ancora contrassegnano la nostra vita quotidiana a seguito della pandemia da Covid-19, dall’estate 2021 abbiamo assistito alla ripresa di alcuni eventi anche nel territorio del Basso Piave. Una delle manifestazioni più note è quella della “Festa dea Poenta Bianca”, giunta quest’anno alla 26a edizione, e svoltasi nei giorni 9-10 ottobre in Piazza Indipendenza a San Donà di Piave.

All’evento ha potuto partecipare anche l’Associazione “G.R.I.L. Basso Piave”, invitata dalla Pro Loco di San Donà di Piave per la serata del 9 ottobre ad esporre, al pubblico presente nell’AuditoriumL. Da Vinci”, un messaggio identitario particolare, sottolineato anche dal titolo: “Un amore di polenta”.

La conduzione della serata – curata dal Vicepresidente Pierluigi Cibin con l’apporto sinergico di Renata Mattiuzzo, Presidente della Pro Loco di san Donà di Piave – ha avuto come cornice una specifica coreografia, volta a ricreare, nella percezione degli astanti, l’immagine ideale della tipica famiglia del Basso Piave di un tempo, colta come un’istantanea capace di mettere in evidenza i consueti ambiti e ruoli di donne e uomini.

Tale cornice, già esaustiva di per sé, aveva anche il fine di mettere meglio in evidenza, attraverso canti e poesie espressi in lingua dialettale, una realtà storica che è stata fortemente caratterizzata dal fenomeno dell’emigrazione, in un territorio (quello veneto in generale) dove non era infrequente subire gli effetti “collaterali” determinati dall’inserimento di nuovi proprietari terrieri (in particolare a seguito della bonifica di ampie aree paludose). Tali figure introducevano, però, in questo modo anche una nuova forma di gestione del territorio, collegata appunto al concetto della “proprietà privata”: la gente del Basso Piave non conosceva affatto tale logica di pensiero, che le risultava del tutto estranea, dal momento che, per millenni, la natura era stata intesa quale “bene comune”, di cui usufruire per ottenere le risorse per vivere, ma sempre con un profondo rispetto.

Questo, dunque, il motivo che avrebbe spinto migliaia di persone ad andarsene dal territorio veneto e da quello del Basso Piave, nel tentativo di rifarsi una nuova vita e poter ottenere altrove un riconoscimento al proprio diritto di vivere e sussistere in un territorio, senza esserne di nuovo espropriati. Molti Veneti, oggi in Brasile o in altre nazioni del mondo, vissero in modo lancinante questa separazione e, talvolta, non riuscirono a coronare il loro sogno, ossia non riuscirono ad arrivare nel Nuovo Mondo (si pensi alla tragedia del Sirio, che ancora si ricorda attraverso una nota canzone). Quanti, poi riuscirono a compiere una simile impresa non sempre furono in grado di assicurare con facilità la loro esistenza e quella dei loro cari, in un ambiente tanto diverso da quello di provenienza…

Coloro che, invece, pur con sforzi titanici, si confrontarono con l’identità delle popolazioni indigene, rivendicarono naturalmente la propria identità, a tal punto da far apprendere quale pietanza si poteva ricavare dal mais, che pure rappresentava un ‘piatto’ indubbiamente tipico della cucina locale.

In tal modo la polenta ha fatto la sua comparsa anche in America Latina: questo alimento, senz’altro tradizionale di tutto il Nord-Est italico, non avrebbe potuto essere introdotto proprio laddove, di fatto, il mais è nato, se non perché è stato fatto conoscere proprio dai Veneti qui giunti. Essi sono stati, perciò, i primi promotori gastronomici della “polenta bianca”, tanto apprezzato oggi dai turisti che visitano il nostro territorio, in particolare quello derivato da un preciso tipo di mais (il “bianco perla”).

Questo, dunque, il percorso tematico proposto dall’Associazione “G.R.I.L. Basso Piave” durante la manifestazione e volto, appunto, non solo ad esaltare un tratto culinario forse tra i più caratteristici di tutto il Nord Italia (tanto da averci fatto guadagnare l’appellativo di “polentoni”), ma volto a cercare di far emergere anche solo una minima parte di quell’enorme bagaglio identitario che la nostra gente ha portato con sé e poi condiviso, relazionandosi con le popolazioni indigene del Nuovo Mondo, sapendo mantenere con vigore, nel tempo e nei costumi, i propri tratti peculiari.

 

L’Associazione ringrazia particolarmente la Presidente della Pro Loco di San Donà di Piave, Renata Mattiuzzo, per l’apporto fornito all’Associazione G.R.I.L. Basso Piave nell’ambito dell’evento.

Un ringraziamento speciale va rivolto a tutti i rappresentanti dei vari Enti che sono intervenuti nel corso della manifestazione, in particolare agli amici: Andrea Cereser (Sindaco della Città), Chiara Polita (all’Assessore alla Cultura) e Mariangela Doretto, Presidente del Consorzio di Pro Loco “Dal Sile al Piave”.

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