BASSO PIAVE ALL’OSTERIA DELLA BIRRA SAN GABRIEL

 

di Pierluigi Cibin e Aidi Pasian

 

È stata una serata ricca di scorci di vita passata quella trascorsa all’Osteria della Birra San Gabriel di Levada di Ponte di Piave, dove domenica 2 luglio si è svolta la “Festa della trebbiatura“, grazie alla disponibilità e all’interesse particolare dimostrato dal proprietario Gabriele Tonon per questa tipologia di eventi.

L’occasione ha coinvolto alcuni privati, come Massimo Pasquon assieme ad amici e parenti di Torre di Mosto e Claudio Frasson di Fossà (località di San Donà di Piave), con l’asinella Sissi (la mascotte dei suoi magnifici cavalli) che, insieme all’Associazione culturale e ricreativa di San Biagio di Callalta “Gruppo Amici & Amatori del trattore d’epoca” e all’Associazione “G.R.I.L. Basso Piave“, hanno dato il loro supporto per la messa in atto dell’evento stesso.

Nel particolare contesto che il noto birrificio offre ai visitatori si sono volute ricreare, infatti, scene tipiche di vita quotidiana, in particolare, quelle vissute nel territorio del Basso Piave.

All’esterno della struttura si sono potute presentare anche le varie fasi della trebbiatura, utilizzando appunto macchinari d’epoca, gentilmente messi a disposizione da proprietari privati del territorio fra Ponte di Piave e San Biagio di Callalta. Tale operazione è stata eseguita con la trebbia (a fermo) – di fabbricazione tedesca, ma oggi di proprietà di Ruggero Carnelato – e, collegata ad essa, era anche la famosa pressa imballatrice” (in questo caso un modello del 1948, fabbricato da Mario Porto Marone di Pavia). Mentre essa funzionava, metteva in risalto quello che un tempo veniva chiamato “el macaco“, un organo che prendeva la paglia e la convogliava dentro un’apertura, all’interno della quale un carrello, andando avanti e indietro, la pigiava e la mandava fuori pressata e adeguatamente legata, attraverso l’uscita situata nell’estremità posteriore della lunga e caratteristica apparecchiatura (il suo funzionamento è ben descritto, in lingua dialettale del Basso Piave, all’interno del brano intitolato “ A buba” nel volume di P. Cibin e A. Ippoliti “Identità del Basso Piave”, Editori Mazzanti 2006).

A tutto questo macchinario, però, il movimento veniva trasmesso da un trattore (in questo caso un Landini testa calda L45). Su un volano a faccia vista era posta una puleggia con un particolare sistema di frizione, il quale permetteva anche di fermarne il moto. Una volta “agganciato” alla puleggia il “cinghione” (una grossa cinghia piana), questo riusciva a trainare l’albero principale della trebbia e tutti gli altri rinvii ad esso collegati. Un’altra coppia di pulegge serviva, invece, a far muovere la pressa imballatrice, alla quale il movimento secondario veniva dato attraverso un altro cinghione.

La passione dei proprietari verso questi macchinari – testimoniata da Alessandro Marcon – permette ancora oggi di esibirli pubblicamente, assicurando loro un’adeguata manutenzione e un perfetto funzionamento, nonostante la loro avanzata età… E, naturalmente, l’interesse dei visitatori è sempre fortissimo nei confronti di simili “spettacoli” estemporanei, che fanno perdere la cognizione del tempo.

Tanto più che, entrando nell’area dell’Osteria, il pubblico poteva ammirare uno spazio espositivo messo a disposizione dell’Associazione G.R.I.L. Basso Piave, nel quale erano presentate alcune occupazioni quotidiane espletate dalle donne e dagli uomini che vivevano nel territorio del Basso Piave. Come era prassi consolidata, donne e uomini occupavano spazi separati e ciascuno di loro era intento a svolgere le proprie  specifiche mansioni, secondo ambiti di intervento e ruoli ben definiti.

Non troppo lontano dallo sguardo vigile dei nonni e delle nonne, i bambini si trastullavano con tipici giochi di un tempo.

L’Associazione “G.R.I.L. Basso Piave”, come è ormai sua consuetudine, ha illustrato alcuni aspetti relativi all’identità territoriale del Basso Piave, proponendo letture di brani in lingua dialettale e canti popolari della tradizione, noti persino nelle aree del continente sudamericano, in particolare in Brasile, dove oggi vivono ancora numerose comunità di nostri emigranti. A loro è stata dedicata un’ampia finestra commemorativa.

Nell’area assegnata alle occupazioni tipicamente maschili, la collaborazione tra Adriano Caminotto e Massimo Pasquon ha reso possibile l’allestimento di una piccola mostra statica con alcuni dei materiali del Museo della Civiltà Contadina di Torre di Mosto, oltre all’esposizione di vari prodotti e derrate realizzati in modo naturale (secondo le vecchie tradizioni) nell’Azienda Agricola di Massimo Pasquon: oltre al frumento e al farro, i diversi tipi di mais, per esempio il famoso bianco perla, il bianco di San Martino e il rosso di San Martino (impiegato appunto dal birrificio San Gabriel per produrre la birra di mais), il maranello, il cinquantino e perfino varietà tipiche dell’area fra il trevigiano e il bellunese, come il marano bellunese e lo sponcio.

E qui, ancora una volta, le caratteristiche identitarie territoriali evidenziate dalla gente sono state esaltate e percepite da chi ha “l’occhio” esercitato alla ricezione dei sentimenti vissuti un tempo dai “nostri veci”.

Nonostante la calura estiva, è stato appagante l’apprezzamento dei visitatori per il contesto ricreato da tutti coloro che, partecipando, hanno messo in atto l’evento, supportandosi a vicenda e sinergicamente per la sua realizzazione. Perciò, l’Associazione ringrazia quanti si sono prodigati per renderlo possibile, in primis Gabriele Tonon e l’amico Massimo Pasquon che, attraverso la loro pervicace attività, dimostrano di credere con ostinata fermezza e caparbietà al valore del messaggio identitario proposto al pubblico anche in questa forma.

 

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