“Far San Martìn” a Ceggia

È ritornato anche quest’anno l’appuntamento che coinvolge la cittadinanza ciliense nella manifestazione dal titolo “San Martino con la polenta e il vino”, indetta e organizzata dalla locale Pro Loco.foto-san-martino-ceggia-15-11-2015-072

Nella piazza principale del paese, fin dalle prime ore del mattino, diverse realtà associative e professionali hanno accolto il pubblico offrendo le proprie specificità.

L’associazione “G.R.I.L. Basso Piave”, ormai presente da anni nell’ambito della manifestazione, ha però inteso ricordare l’essenza più vera di tale evento, che aveva un significato ben più pregnante per la gente del territorio del Basso Piave.

foto-san-martino-ceggia-15-11-2015-019La natura del San Martìn, un tempo, non era festosa per tutti e lo conferma l’espressione “far san Martìn”, che implicava ben altri esiti per le famiglie che ne erano protagoniste. Infatti, con l’avvento della bonifica e con le notevoli trasformazioni subite dal nostro originario ambiente di palude, anche gli assetti socio-familiari sono stati destrutturati e l’arrivo di nuovi nuclei familiari, utilizzati nella gestione delle enormi estensioni di terreno da coltivare al servizio di un proprietario, comportò l’inserimento di nuove logiche di pensiero in una società, come quella di palude, nella quale il mercimonio non esisteva.

L’associazione G.R.I.L. ha voluto appunto sottolineare questi img_9287aspetti, allestendo lo spazio messo a sua disposizione. Certamente, è stata conservata la sostanziale divisione fra ambiti di intervento e di ruoli assunti da uomini e donne all’interno della tipica famiglia del Basso Piave, per cui ciascuno aveva un proprio spazio rigorosamente assegnato, che difficilmente veniva confuso.

A ricordare la notevole intraprendenza degli adulti che vivevano nel territorio del Basso Piave, ma soprattutto la grande creatività dei nostri anziani (ossia le figure per eccellenzafoto-san-martino-ceggia-15-11-2015-048 deputate alla trasmissione identitaria), quest’anno l’Associazione ha voluto offrire ai ragazzi di Ceggia (e non solo) l’opportunità di vedere come si realizzava una corda con la canapa, utilizzando uno strumento apposito, costruito proprio da un nostro nonno. In piazza le famiglie e i ragazzi hanno così potuto assistere a tutte le fasi della sua produzione, fino al complesso momento dell’attorcigliamento a treccia. E nel saltoimg_9291 con questo semplice attrezzo, largamente usato un tempo, bambini e ragazzi più grandi (se non addirittura qualche adulto!) hanno voluto cimentarsi fino a tarda sera.

Con l’allestimento di una cornice ben definita, intesa a ricreare virtualmente gli spazi interni o esterni alla casa colonica tipica del Basso Piave, di specifica pertinenza femminile e maschile, sono stati però inseriti oggetti tali da richiamare anche la disgraziata foto-san-martino-ceggia-15-11-2015-017eventualità che la famiglia dovesse “fare san Martìn”, ossia che dovesse raccogliere tutte le proprie masserizie su un mezzo, spesso di fortuna, e lasciare la terra e la casa colonica, messa a disposizione dal proprietario fintanto che la famiglia era alle sue dipendenze, in modo da  assicurargli le condizioni che potevano consentirgli una produzione agricola quanto più abbondante fosse possibile. Il giorno in cui tale evento poteva realizzarsi era quello che il calendario cristiano assegnava tradizionalmente a San Martino (11 novembre) ed era il principale giorno destinato all’eventuale conclusione dei contratti agricoli: infatti, al termine dell’annata, il proprietario stabiliva se le famiglie coloniche avevano prodotto abbastanza oppure non meritavano di restare alle sue dipendenze. (L’altro giorno, meno usato però, era “a San Piero”, il 29 giugno).

Ecco perché, fra gli oggetti lasciati bene in vista, l’Associazione img_9280predilige quello forse più significativo, el pajón (quel particolare ‘materasso’ la cui massa interna era composta da brattee, quelle più soffici, della pannocchia) insieme al cautzàl, il capezzale: questi fanno intendere oggi, anche ai più giovani, quale profonda mestizia dovesse soffrire chi era chiamato ad abbandonare il tetto sicuro sotto il quale era vissuto e fosse costretto a farlo, peraltro, proprio alla fine dell’autunno…

Per altre famiglie, invece, la chiusura dell’annata agraria era stata positiva e quindi esse potevano godere un po’ più felicemente di questa giornata nella quale, in ogni caso, si cercava di ricordare al proprietario di essere benevolo anche nei confronti di chi era stato meno fortunato: questo giustifica la presenza del dolce di San Martino all’interno della manifestazione. (Quest’usanza non derivava certo da un’autoctona tradizione, bensì, è stata importata con l’estendersi della proprietà veneziana).

foto-san-martino-ceggia-15-11-2015-029

La coscienza di questa componente, però, è andata perdendosi nel corso del Novecento, quando sono venute meno le condizioni agricole e si è innestata nel nostro tessuto sociale un’altra realtà; allora, a quella consuetudine si è semplicemente sostituito il ricordo del dolce quale momento più qualificante… Una sorta, insomma, di rimozione collettiva del reale significato storico dell’evento.

L’accezione più negativa, invece, della ‘festa’ è stata sottolineata con commozione dall’Associazione attraverso i canti ricordati da tanti nostri emigranti i quali, una volta subito l’escomio – cioè l’allontanamento dalla terra sulla quale sussistevano quei vincoli agricoli – tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento pensarono di lasciare il nostro Paese, alla ricerca di una diversa forma di affermazione personale.

A loro i membri dell’Associazione hanno voluto appunto offrire foto-san-martino-ceggia-15-11-2015-065il tributo di una doverosa memoria storica, anche perché la loro avventura non ebbe sempre esiti felici.

E in questa rivisitazione storica il Gruppo di Ricerca Identitaria e Linguistica non si è trovato solo: infatti, analoga vicenda fu vissuta, per esempio, da chi viveva in ambito montano.

foto-san-martino-ceggia-15-11-2015-056-02Con grande e piacevole sorpresa, ci siamo trovati in perfetta sintonia nell’esprimere questo nostro messaggio insieme alla significativa esperienza, altrettanto forte, riportata dal gruppo “Comitato Pullir” di Cesiomaggiore (BL) – presente nella piazza di Ceggia – chefoto-san-martino-ceggia-15-11-2015-069-02 si è unito alla nostra Associazione nel ricordare i protagonisti di tale esperienza all’interno della propria realtà identitaria: come il nostro Gruppo di Ricerca, con altrettanta passione e ferma volontà, il gruppo di Cesiomaggiore continua da anni a trasmettere canti, forme e logiche del vissuto locale, portandolo ovunque vi sia la possibilità di darne testimonianza storica.

L’Associazione “G.R.I.L. Basso Piave” ringrazia la Pro Loco di Ceggia, che da sempre le lascia ampia libertà nella predisposizione e messa in atto del suo specifico messaggio identitario.

Lascia un Commento