Un giorno alla… “Festa de a Poenta Bianca e…”

 

di Aidi Pasian e Pierluigi Cibin

In uno scorcio ormai di fine estate, di cui hanno piacevolmente beneficiato tutti i convenuti, Domenica 8 ottobre si è svolta in Piazza Indipendenza a San Donà di Piave l’attesa “Festa de a Poenta bianca”, evento significativo promosso dalla locale Pro Loco, che ha visto una larga partecipazione da parte di residenti e interessati provenienti anche da aree piuttosto lontane rispetto al comune sandonatese.

Nell’arco dell’intera giornata si sono alternati diversi eventi nella piazza antistante al municipio e nelle aree prossimali. L’APS “G.R.I.L. Basso Piave”, rispondendo all’invito della signora Renata Mattiuzzo, Presidente della Pro Loco, fin dalle prime ore del mattino ha predisposto le proprie attrezzature negli spazi assegnati per poter presentare al pubblico un messaggio identitario adeguato a questa particolare occasione, dedicata esplicitamente a uno dei cibi più tradizionali per la gente del Basso Piave.

Il percorso relativo ai valori e alle logiche di pensiero dell’identità locale su cui si è voluto far riflettere il pubblico – particolarmente interessato e attento, bisogna dire – ha preso avvio dalle indicazioni geografiche essenziali, riferite all’antico “lago della Piave” che delimitava la nostra palude, spesso considerata una zona povera di risorse e addirittura nociva, la cui gente, però, ha sempre mostrato di saper sfamare addirittura chi proveniva da fuori! Eppure, coloro che emigravano venivano sempre rappresentati come ‘affamati’ da un territorio che, secondo la visione comune, “non poteva offrire sufficienti risorse”…

Talvolta, si emigrava per cercare fortuna in altri territori, credendo erroneamente che altrove la vita potesse essere migliore, ma spesso non era affatto così e molti trovarono la morte anziché una forma di realizzazione personale. Insomma, si cercava l’America… eppure la si poteva trovare anche nel Basso Piave!

I canti dei nostri emigranti, ricordati ancora oggi dai loro eredi presenti in varie parti dell’America Latina, ci aiutano a non dimenticare quel passato e a ricordare, anzi, come molto spesso proprio i loro avi insegnarono alle popolazioni indigene molti usi e costumi nostri, ad esempio come dai chicchi del mais si poteva produrre la polenta. La semplicità dei loro insegnamenti si manifesta, per esempio, attraverso il canto tradizionaleLa bela polenta”, proposto dall’APS in questa come in altre occasioni.

Dunque, un territorio ricco di tradizioni e che, anche nei momenti più bui della storia locale, come durante e dopo le due guerre mondiali, ha saputo ritrovare la forza per ricostruirsi come comunità, mai dimenticando la forza dei propri avi, forse più abituati a far fronte alle difficoltà del vivere quotidiano. Anche il loro vissuto era, in realtà, continuamente segnato dal dolore e dalla necessità di guardare sempre avanti, e donne e uomini dovevano comunque rivolgere le loro attenzioni all’obiettivo della continuazione generazionale, perpetrato con amore attraverso la cura della famiglia e dell’intero gruppo sociale di appartenenza. Tale era la forza di questo assunto da giustificare persino punti di vista più complessi da comprendere per noi oggi, come quelli manifestati attraverso il canto popolareMaridete Orelia”, il cui significato storico, politico, sociale ormai davvero sfugge ai più.

Le ampie sfumature valoriali che contraddistinguono il pensiero della gente del Basso Piave attualmente si possono ancora cogliere attraverso l’espressione dialettale che rappresenta certamente, insieme ai cibi, il tenace tentativo di mantenere nel tempo il proprio legame con archetipi comportamentali più profondi, non facili però da individuare, perché sono diventati ormai simulacri di una realtà identitaria in molta parte perduta e che solo i tanti anziani presenti in piazza hanno saputo davvero riconoscere come propria: per tutti gli altri, e soprattutto per i giovani, costituisce spesso una forma di attrazione e di fascino, ma non ne comprendono veramente il motivo… Perciò, siamo grati alla Pro Loco e all’Amministrazione del Comune di San Donà di Piave per averci dato l’opportunità di suscitare, ancora una volta, bei ricordi nel pubblico meno giovane e, forse, qualche motivo in più di attenzione da parte dei più giovani che, saltando appunto la generazione di mezzo, in tempi più recenti danno segno di voler recuperare non solo il rapporto con i nonni, ma anche la passione per le antiche tradizioni del nostro territorio.

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