IL LATO… SCONOSCIUTO DEL BASSO PIAVE

di Pierluigi Cibin e Aidi Pasian

 

Accompagnando i ragazzi a conoscere i lati meno noti del territorio si scopre ogni volta come siano in realtà entusiasti e francamente curiosi di spaziare fuori dai consueti limiti territoriali imposti dagli adulti.

Questa è stata la sensazione vissuta dai membri dell’Associazione quando mercoledì 2 maggio hanno offerto il loro supporto alle classi 2C e 1A e  della Scuola Media E. Toti” di Musile di Piave, per accompagnarle in un tragitto di riscoperta di alcuni siti del Basso Piave.

Gli alunni, seguiti dalle docenti Luisa Florian, Veronica Balboni e Alida Cusin, partendo dal centro di Musile di Piave, hanno iniziato quel momento di esperienza concreta sul territorio che l’Associazione ritiene fondamentale perché vi sia un approfondimento vero rispetto a quanto proposto durante il percorso didattico svolto in classe.

Analizzando innanzitutto vari aspetti relativi ai centri urbani di Musile di Piave e di San Donà di Piave, i ragazzi hanno potuto scendere in prossimità del canale Navigabile, cominciando a riconoscere il rapporto che l’acqua ha con le aree circostanti. Hanno poi proseguito il loro percorso costeggiando il Silos, fermandosi, di tanto in tanto, per raccogliere le altre informazioni fornite da nonno Pierluigi, il quale ha sottolineato la conformazione ben diversa che quest’area aveva un tempo rispetto all’epoca attuale.

Superato il canale Piveran, il viaggio è continuato costeggiando il canale Fiumicino, immissario del collettore Ramo, sul quale fa la sua bella comparsa l’Idrovora di Cittanova, situata nell’omonima località. Gli alunni sono stati accolti all’interno del manufatto attesi da un tecnico esperto del Consorzio di Bonifica, il quale ha offerto loro molte informazioni in merito al funzionamento dell’impianto stesso. Naturalmente non è mancata la prova del centenario motore Diesel che fa bella mostra di sé all’interno del manufatto e, in occasione delle visite delle scolaresche, viene sapientemente azionato da Claudio Frasson, un operatore di lunga esperienza.

Conclusa la visita all’interno, le due classi hanno raggiunto la sommità dell’argine vicino, del quale potevano usufruire come punto privilegiato di osservazione, e qui hanno potuto “rivivere” la storicità di questo sito: dagli albori della mitologia, attraversando il periodo che va dagli antichi Veneti alla nascita di Venezia, dal periodo pre-greco a quello romano-bizantino, passando per l’Alto-Medio Evo per arrivare fino ai tempi più recenti.

La doverosa pausa è stata consumata presso l’abitazione della famiglia Luigi Stefanetto, che sempre offre la disponibilità all’accoglienza delle scolaresche, quell’accoglienza che già anticamente veniva esaltata da Cassiodoro, in visita al nostro territorio nel VI secolo d.C.

Da qui si è poi raggiunta Stretti, area altrettanto degna di nota per la sua prossimità non solo al sito di Cittanova, ma anche a quello forse più ricco di storia antica del Basso Piave: Busatonda. Qui è stato possibile incontrare il signor Renato Calcinotto, che ha fornito ulteriori informazioni storiche sull’importanza del sito.

Procedendo a questo punto più velocemente lungo la strada San Donà di Piave – Caorle, dopo aver fatto alcune riflessioni sulle aziende presenti nel territorio e sulle odierne modalità di sfruttamento agrario dell’ampia porzione di campagna circostante, si è giunti alle “bocche del Brian“, situate in prossimità del singolare punto di confluenza fra i canali Brian/Livenza Morta, Comessera e Revedoli/Largon, un punto affascinante per il suo consueto silenzio. Nonno Pierluigi ha potuto far cogliere ai ragazzi l’importanza di questo manufatto, noto col nome “bocche di Brian“, di cui persino i tedeschi, durante il secondo conflitto mondiale, avevano colto l’importanza, tentandone per questo motivo il sabotaggio, col rischio che si allagasse una parte significativa del Basso Piave. Il nonno, anzi, ha approfittato per raccontare alcuni episodi che hanno visto alcuni abitanti del territorio protagonisti dello sminamento dei ponti vicini.

La visita al vicino casone di proprietà della famiglia Dal Mercantin – per quanto oggi in parte modificato perché ancora in uso –  ha cominciato a far intuire con maggiore concretezza ai ragazzi le caratteristiche del nostro territorio che, prima della bonifica, si qualificava per la presenza assolutamente determinante della palude, sia sotto il profilo ambientale sia sotto il profilo culturale e delle logiche di pensiero che tale realtà presentava.

La visione del casone di tipo fluviale antistante l’idrovora di Termine ha consentito ai ragazzi di confermare l’impressione di sostanziale continuità nel tempo di antiche pratiche di vita in questa porzione di territorio, per molti versi ancora fortemente legato a quell’originario ambiente di palude che lo caratterizzava.

Durante il ritorno nonno Pierluigi ha voluto far assaporare il piacere di un’altra splendida bellezza del nostro territorio: la piccola chiesetta situata in località Cavanella, uno splendido esempio di quanto la gente del luogo sia attenta ad abbellire il proprio spazio identitario.

L’ultimo baluardo a difesa della memoria di questo antico territorio rimane poi la piccola chiesetta dedicata a Don Giovanni Bertola a cui spesso l’Associazione piace tributare un giusto ricordo a conclusione della visita, perché non si può prescindere dal valore assunto dalla religione cristiano-cattolica, quando si innestò nel Basso Piave, per la gente che lo abitava fin dalle epoche più lontane.

In un simile contesto, così compenetrato del valore del singolo che si pone al servizio della collettività (intesa come famiglia o come comunità più estesa), i membri dell’Associazione hanno voluto ricordare alcuni canti tradizionali – come “Busatonda”, “Cuando jère toséta” e “Quatro cavài che tròta” – invitando ad unirsi a loro anche i ragazzi di 2C, che già li avevano appresi nel corso dell’anno scolastico precedente: un bel modo per sottolineare la volontà manifestata in ogni tempo da donne e uomini di questo territorio di mettersi al servizio della continuità della vita all’interno della loro comunità.

 

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